BUON 2009 A TUTTI
........E CHE SIA UN ANNO CHE PORTI PACE ALL'ANIMA, FELICITA' AL CUORE E BENESSERE AL CORPO



L’Agrifoglio è un sempreverde con bellissime bacche rosse o variamente colorate che maturano d’inverno.
Si tratta di una pianta ornamentale e fin dai popoli antichi era associata a poteri magici positivi. I Romani, ad esempio, ne decoravano la casa nel periodo dei Saturnali, festeggiamenti dedicati al dio Saturno caratterizzato da grandi banchetti e scambio di doni.
Durante le feste natalizie e a capodanno i rami con le bacche vengono impiegati per realizzare decorazioni bene auguranti. Spesso accompagnato dal vischio sono usati per l’addobbo delle case , nelle ghirlande e sulle tavole.
Nelle antiche popolazioni nordiche il vischio era la manifestazione del divino in terra, nato dallo schianto di un fulmine. Visto che si tratta di una pianta che non ha radici ma vive parassitando nutrimento da altre piante, cresce in alto sugli alberi.
Questo suo essere senza radici ha sempre molto suggestionato gli antichi. Per questo la usavano nei sacri cerimoniali e nelle celebrazioni di purificazione o come auspicio di buoni raccolti e protezioni per il bestiame.
Anche in tradizioni più vicine a noi è ritenuto di buon augurio e si regala nel periodo natalizio a parenti e amici e viene messo davanti all’uscio di casa per scacciare disgrazi
La Stella di Natale è una delle piante spesso oggetto di dono durante le feste del periodo natalizio grazie al suo colore vivace che rallegra la casa.
Proveniente dal Messico si tratta di un arbusto sempreverde che può addirittura raggiungere anche i due metri. Le parti di colore rosso vivo sono le foglie, mentre i fiori sono quelli gialli all’interno.
Una leggenda vuole che una bimba povera portò in dono a Gesù bambino un ramo di stella di natale e tutti quelli che la videro rimasero commossi dalla bellezza del gesto. La morale di questa leggenda è che per ricordare la nascita di Gesù basta un dono bello e non necessariamente sfarzoso.

È la giornata del fiocco rosso, della speranza e della lotta contro un nemico apparentemente invisibile, che continua a inghiottire ogni giorno milioni di persone in tutti i Paesi, specialmente in quelli più distanti dagli orizzonti della ricchezza e del benessere. Primo dicembre 2008, Giornata mondiale della lotta contro l'Aids, giornata che unisce tutte le nazioni con una serie di iniziative, appuntamenti e convegni che fanno il punto sulla malattia, dalle piazze di New York a quelle di Pechino, dove un enorme fiocco rosso, simbolo di una lotta senza quartiere, è stato esposto fuori dallo stadio Nido d'uccello, luogo di recenti primati olimpionici, per far riflettere su un record d'altro tipo: il dilagare del virus in Cina, che ha finalmente spinto le autorità a lanciare una campagna di sensibilizzazione sull'argomento dopo anni di tabù. E di tristi record, il primo dicembre 2008, ne verranno ricordati molti, tanti che viene da chiedersi se il giorno dei fiocchi rossi, arrivato quest'anno alla ventesima edizione, possa bastare per far fronte contro una pandemia tutt'altro che addormentata, specialmente nell'Africa sub-sahariana, in India e negli altri Paesi asiatici. I numeri, allarmanti, lo confermano ancora una volta.
Per dare forza, non solo simbolica, alla lotta dei fiocchi rossi occorre dunque realizzare gli impegni economici e progettuali dei governi: bisogna mantenere le promesse, unire i fatti alle parole. Come sta avvenendo, con gradualità e tra mille difficoltà, sul fronte della ricerca medica anche nel nostro Paese, dove in dieci centri specializzati, coordinati dal policlinico di Modena, è da poco partita le fase due del vaccino italiano contro L'Aids, che prevede l'arruolamento di 128 pazienti volontari per verificare la risposta immunitaria al vaccino di soggetti sieropositivi già in trattamento con i farmaci antiretrovirali. La nuova speranza, per rendere più forti i nodi dei fiocchi rossi, potrebbe ripartire proprio da qui, anche se il fronte più efficace della lotta continua ad essere la prevenzione: l'uso del preservativo, oggi più che mai se si considera che la maggioror parte delle nuove infezioni da Hiv arrivano per via sessuale.

dal pianto al riso : questa è la vita
Dopo il post sulla morte del Grande Paul Newman un momento di relax e magari un sorriso
Sapete la differenza che c'è tra un topolino di città e una zitella ?
tic tac, tic tac, tic tac .................i secondi passanoooooooooo , chi risponde ?
GONGGGGGGGGGGGGGGGGGGGG
stop : adesso ve la dico io
il topolino con una scopata Muore
la zitella con una scopata Rinasce
clap clap clap


Occhi cristallini, dire azzurri è dire poco. Sarà retorica, sarà stato detto già mille volte ma non si può parlare di questo grandissimo signore del cinema senza menzionare i suoi occhi azzurri, occhi che possiedono un'aurea magica di soave eleganza e trasmettano carisma da vendere.
Ora quegli occhi si sono chiusi per sempre : Un grande uomo, un grande attore : Muore un Mito
Amare costa.
Costa dire "hai ragione".
Costa dire "perdonami",
e anche dire "ti perdono" costa..
Costa la confidenza,
costa la pazienza.
Costa fare una cosa che non hai voglia di fare ma che lui vuole.
Costa cercare di capire.
Costa tenere il silenzio.
Costa la fedeltà,
sorridere al suo cattivo umore
e trattenere le lacrime che fanno soffrire.
A volte costa impuntarsi,
a volte costa cedere.
Costa dir sempre "è colpa mia".
Costa confidarsi e ricevere confidenze.
Costa sopportare i difetti.
Costa cancellare le piccole ombre.
Costa condividere i dolori,
costa la lontananza
e costano i distacchi.
Costano le nubi passeggere,
costa avere opinioni differenti.
Costa dir sempre "si".
Eppure è a questo prezzo che si conosce il proprio uomo,
ed è a questo prezzo che genera e matura
inesorabilmente ed inevitabilmente
l'amore per lui.
Quanta verità in questo decalogo , che ho trovato girando per il web
| mercoledì 17 settembre 2008 17.52.57 |
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E se fossero le legioni romane la causa della diffusione dell’Aids in Europa? Sembrerebbe assai improbabile, dato che l’infezione risale ai primi Anni 1980. Eppure questa ipotesi - sviluppata dal gruppo di Eric Faure dell’Università della Provenza a Marsiglia e ripresa dal settimanale «New Scientist» - è convincente. Essa ruota intorno a un gene, il CCR5. Anzi, alla sua variante delta 32 che, mancando di alcuni elementi del Dna, complica l’attracco del virus Hiv, di fatto impedendogli di entrare nei globuli bianchi. Le persone che nel loro patrimonio genetico hanno questa mutazione non si infettano facilmente e, se si infettano, sviluppano molto più lentamente l’Aids.
Chi sono queste persone? Dove stanno? L’analisi geografica della distribuzione di questo gene-scudo - che ha implicato lo studio di 19 mila campioni di Dna in tutta Europa - ha portato a una sorpresa: negli italiani, negli spagnoli e nei greci il gene mutato praticamente non esiste, la sua frequenza oscilla tra zero e sei per cento della popolazione. Ma più si sale verso Nord, più sale la frequenza: è nell’8-11 per cento dei tedeschi e dei britannici e addirittura nel 15 per cento degli europei che vivono in regioni dove l’impero romano non è mai arrivato. Ecco perché la suscettibilità all’Aids, andando a ritroso, potrebbe essere colpa di Giulio Cesare e delle sue legioni.
Il confine tra i popoli con un’alta o una bassa percentuale di CCR5-delta 32 nel loro Dna ricalca esattamente quello dell’impero romano, così come si è evoluto tra il 500 a.C. e il 500 d.C. Mille anni in cui i conquistatori - che avevano per natura bassi livelli di CCR5-delta 32 - hanno scorrazzato per l’Europa, si sono insediati stabilmente in alcune zone, sono stati respinti in altre. E insieme alle strade, ai ponti, agli acquedotti e alla passione per il vino, hanno portato anche qualcos’altro, che ha mutato il patrimonio genetico delle popolazioni con cui sono entrati in contatto.
La risposta più ovvia - hanno portato una mescolanza con le donne locali - è stata scartata dai ricercatori francesi. Secondo loro, è più convincente l’ipotesi di una malattia che colpisce i giovani in età riproduttiva, una delle grandi malattie infettive come la peste, alla quale chi ha nel suo Dna la mutazione CCR5-delta 32 è particolarmente sensibile. Una malattia che, decimando chi era portatore di quel gene, ha portato alla sua progressiva scomparsa nelle generazioni successive.
L’analisi francese dimostra chiaramente che le popolazioni che stavano al di là di quella Grande Muraglia che era il «limes», la linea di confine dell’impero romano - il Vallo di Adriano in Gran Bretagna, il Vallo germanico, il Vallo danubiano - e dunque non sono entrate in contatto con i romani, hanno potuto trasmettere nei secoli il CCR5-delta 32, con ciò fornendo ai loro discendenti uno scudo genetico che si è rivelato provvidenziale duemila anni più tardi quando, dall’Africa, è arrivato un virus quasi onnipotente. Che però contro la variante 32 poteva poco.
Le succitate notizie sono state riportate da "La Republica" e "la Stampa"
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L'impero romano cade di nuovo !